Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia – 17 maggio

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IDAHOBITper CRI

Oggi è una data  molto importante perché si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia) che nasce grazie a Louis-Georges Tin, scrittore e attivista francese e curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003),  che il 17 maggio 2004 ha organizzato la prima Giornata internazionale contro l’omofobia.

Perché il proprio 17 maggio?

14 anni prima, il 17 maggio 1990, l’omosessualità è stata rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

E quindi è stata scelta questa data per ricordare alla società, alla politica e ai media la discriminazione quotidiana dei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali e comunque nei confronti di tutte quelle persone che non si conformano al binarismo di genere e alle norme sessuali e di genere imposte dalla società.

Qui abbiamo affrontato la differenza che c’è tra genere (ruolo, identità ed espressione) e sesso biologico.

Ma andiamo a vedere meglio il significato di ogni parola della sigla LGBTQIA:

  • Lesbiche: donne sessualmente attratte da altre donne;
  • Gay: uomini sessualmente attratti da altri uomini;
  • Bisessuali: donne e uomini attratti da entrambi i sessi;
  • Transgender: persone che sono nate con un sesso ma si sentono del sesso opposto.
    • Cisgender: persone a proprio agio con il genere che gli è stato assegnato alla nascita. Se mi sono nata donna e mi sento donna sono cisgender, se mi piacciono le donne sono omosessuale cisgender. Se mi piacciono gli uomini sono cisgender eterosessuale;
  • Queer: non sono eterosessuali cisgender. Questioning: si stanno ancora interrogando sul proprio genere e orientamento sessuale.
  • Intersessuali: nascono con caratteristiche sessuali sia femminile che maschili. Nascono con entrambi i sessi.
  • Asessuali: persone che non provano attrazioni sessuali. Allies: eterosessuali cisgender che si battono per la comunità LGBTIQA.

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Qui un video consigliato (da dove ho preso l’immagine) che spiega bene il significato della sigla.

Tornando alla storia di questa giornata, anche l’acronimo ha avuto un’evoluzione:

  • Nel 2004 era IDAHO (International Day Agaist Homofobia).
  • Nel 2009 è diventato IDAHOT perché è stata aggiunta anche la transfobia.
  • E nel 2015 è diventato (com’è tuttora) IDAHOBIT, perché è stata aggiunta la bifobia.

Dato che è celebrata in tutto il mondo e non si tratta di un marchio commerciale, ogni Paese è libero di modificare l’acronimo come ritiene più opportuno anche in base al percorso interno del paese.

E’ importante specificare il sottotitolo aggiunto all’acronimo: “A worldwide celebration of sexual and gender diversities” ovvero una celebrazione mondiale della diversità sessuale e di genere.

La parola “diversità” in inglese non è negativa come in italiano, ma è l’equivalente di “unicità”.

Perché è fondamentale sottolineare che ogni persona è unica e irripetibile, libera di essere se stessa senza alcuna discriminazione, ma i diritti, la dignità e le opportunità devono essere gli stessi.

Questa Giornata, che si celebra con moltissimi eventi in tutto il mondo, serve a ricordare proprio questo.

Ricordiamoci che ancora oggi l’omosessualità è un reato in 73, di questi, 45 condannano anche i rapporti omosessuali tra due donne oltre che quelli tra due uomini. In 8 di questi è prevista la pena di morte. (Fonte qui)

La strada da fare affinché ogni persona abbia gli stessi diritti e le stesse dignità è lunga. Basti pensare che in Italia la legge sulle unioni civili è entrata in vigore solo nel 5 giugno 2016 e comunque non prevede gli stessi diritti e doveri del matrimonio (come la possibilità di adottare e l’obbligo di fedeltà che restano esclusivi del matrimonio eterosessuale). Qui è possibile avere una panoramica dei diritti LGBTQIA in Europa.

mappa unioni civili

E’ importante capire il nesso tra stereotipo – pregiudizio – discriminazione – violenza.

Lo stereotipo (stereos e tòpos, «immagine rigida») serve a semplificare la realtà annullandone la complessità. E’ un’associazione che la nostra mente fa in modo automatico e non è sempre negativa (ad es. il bagno è sempre in fondo a destra – l’orologio è sempre sul polso sinistro, sono stereotipi). Essendo utili al nostro cervello, perché ci semplificano la realtà, sono molto difficili da estirpare o cambiare e persistono anche attraverso le generazioni.

Lo stereotipo diventa pericoloso quando elimina la differenza e la diversità dei singoli individui, senza considerare la complessità della realtà. Lo stereotipo di genere (che si stabilizza a soli 10/11 anni) definisce i comportamenti e le caratteristiche che si credono adeguati per i maschi e per le femmine.

Si tratta di aspettative consolidate, e non messe in discussione, riguardo i ruoli che uomini e donne dovrebbero assumere, in qualità del loro essere biologicamente uomini o donne.

Lo stereotipo è pericoloso perché porta al pregiudizio, ovvero al giudizio anticipato nei confronti di una persona.

Gli stereotipi e i pregiudizi portano alla DISCRIMINAZIONE ovvero a un trattamento non paritario attuato nei confronti di una persona o di un gruppo di persone appartenenti a una determinata categoria. Alcuni esempi di discriminazione possono essere il razzismo, il sessismo, l’omofobia, la transofbia o la bifobia.

E la discriminazione porta alla giustificazione della violenza. Infatti, l’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone che non si conformano alla cultura dominante le rende spesso vittime di violenza e bullismo e accade sempre più spesso che vengano giustificati come «ragazzate» senza dare loro il peso e la gravità che meriterebbero.

Le vittime del bullismo omotransfobico non sono solo i ragazzi si definiscono gay, le ragazze che si definiscono lesbiche o le persone che stanno vivendo una disforia di genere, ma anche chi non rispetta gli «stereotipi» del genere (ruolo, identità ad espressione): sul suo modo di vestirsi, parlare, muoversi oppure chi si batte per i diritti delle persone LGBTQIA.

Se non pensate che sia un’emergenza, date un occhio a questa lista che elenca tutti i casi di omofobia in Italia. Se ne contano di media 4 ogni mese. Per non parlare dei casi di transfobia che sono quotidiani e della totale mancanza di rispetto e di conoscenza del tema da parte dei media.

Bisogna essere consapevoli che gli atti di bullismo e di violenza possono portare al suicidio. Come dimenticare Andrea che si è suicidato il 20 Novembre 2012 a 15 anni vittima di bullismo perché aveva indossato dei pantaloni rosa. O Simone, 21 anni, che il 26 ottobre 2013 si è lanciato dall’undicesimo piano da un palazzo di Roma lasciando scritto “Esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”. O Aleandro Rudilosso, 16 anni, che si è tolto la vita il 25 settembre 2015 perché non accettato in quanto omosessuale. O Paolo, 18 anni, che si è buttato sotto a un treno il 4 maggio 2016 dopo il coming out. E molti, molti altri.

Per questo deve essere chiaro che se si assiste a scene di violenza o aggressione verso un’altra persona e non si fa niente, si è complici della violenza.

Come volontari e volontarie della Croce Rossa Italiana ci impegniamo ogni giorno ad abbattere gli stereotipi per poter prevenire discriminazioni e violenza nella società.

Ricordiamoci che Non è così scontato pensare che un essere umano, per il solo fatto di essere al mondo, abbia dei diritti essenziali che costituiscono i valori fondamentali della DIGNITA’ UMANA.

Questa Giornata serve a ricordare che ogni persona, in quanto essere umano, deve avere pari diritti, opportunità e dignità ma dobbiamo realizzare che affinché avvenga un cambiamento reale dovremmo cambiare prima di tutto noi stess*, il nostro quotidiano, e fare del cambiamento una costante di ogni giorno.

 

omofobia

Buon #IDAHOBIT 🙂

Rete Antiviolenza Croce Rossa Comitato Area Sud Milanese

 

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